L’aumento vertiginoso dei prezzi nel settore del lusso ha determinato una contrazione del mercato, coinvolgendo anche una clientela dotata di elevato potere d’acquisto. A risentirne maggiormente è stato il comparto moda.
Per molti consumatori l’abbigliamento di lusso non rappresenta più uno status symbol. Questo effetto domino ha progressivamente eroso la desiderabilità dei prodotti di alta gamma, inducendo il cliente a orientarsi verso nuove alternative. Parallelamente, il frequente reset dei direttori creativi ha contribuito a indebolire l’identità dei brand: se da un lato ha generato attenzione mediatica, dall’altro ha alimentato incertezza nel processo di acquisto, fino a ridurre il valore percepito del prodotto alla sola etichetta.
Oggi il brand di lusso è chiamato a una profonda ricalibrazione strategica, fondata su tre pilastri fondamentali:
- un’identità chiara e riconoscibile, sostenuta da valori distintivi e coerenti;
- una maggiore trasparenza, attraverso la valorizzazione del backstage produttivo e dell’intero processo di tracciabilità;
- il recupero dell’abilità artigianale e della qualità intrinseca dei materiali.
Per ricostruire un rapporto di fidelizzazione solido e duraturo, il brand deve ristabilire una connessione emotiva autentica con il cliente: non un invito all’ostentazione del marchio, ma la garanzia di un acquisto consapevole, capace di generare un legame di affezione tra il prodotto e chi lo indossa.

