La trappola del low cost

da | Dic 16, 2025

Il fast fashion ha profondamente influenzato il nostro modo di concepire l’acquisto, conquistando uno spazio che un tempo era governato da maggiore consapevolezza e responsabilità. Oggi non esiste più alcuna esitazione nel mostrare un capo low cost appena acquistato: è diventato parte della quotidianità, così come lo è scegliere un fast food come McDonald’s in alternativa a un buon ristorante. In questo scenario, la qualità non rappresenta più un’esigenza primaria, ma un optional da concedersi sporadicamente per assaporare qualcosa di eccellente.

Così come nutrirsi costantemente di fast food sarebbe dannoso per la salute, allo stesso modo un guardaroba costruito esclusivamente attraverso piattaforme come Temu o Shein rischia di trasformarsi in un accumulo di prodotti di scarsa qualità, spesso realizzati con materiali contenenti sostanze potenzialmente nocive per il nostro benessere.

Il low price ha ormai invaso gran parte dei nostri consumi, dai viaggi ai supermercati, dall’abbigliamento a molti altri settori. A questo punto è legittimo domandarsi come siamo arrivati a questo modello. A mio avviso, la risposta è una sola: la velocità.

Viviamo in una società che ci spinge a cercare velocemente nuove emozioni, anche quelle di cui potremmo tranquillamente fare a meno. Questa voracità di consumo non ci concede il tempo necessario per apprezzare davvero ciò che acquistiamo, fino a condurci a una condizione in cui non sappiamo più distinguere ciò che desideriamo veramente. Un comportamento che, inevitabilmente, si riflette anche sui nostri figli, crescendo in un clima di perenne insoddisfazione.

È giusto e necessario che esistano prezzi accessibili per chi non dispone di grandi possibilità economiche, tuttavia, è altrettanto importante non lasciarsi coinvolgere totalmente dalla logica del fast fashion: in caso contrario, si rischia di diventarne vittime, esattamente come auspicano i grandi gruppi che ne traggono profitto.

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